Tiroide, funzione sessuale e riproduttiva maschile

Articolo pubblicato sul sito SIE -societaitalianadiendocrinologia.it Le disfunzioni tiroidee – oltre che i noti effetti sistemici – presentano effetti emergenti sulla funzione sessuale e riproduttiva maschile. Gli studi pre-clinici hanno dimostrato che gli ormoni tiroidei possono concorrere alla regolazione la funzione sessuale attraverso tre meccanismi putativi: il controllo della secrezione di testosterone da parte del cellule del Leydig, soprattutto in epoca peri-puberale; il controllo periferico sulla muscolatura liscia dei corpi cavernosi, attraverso il legame con le identificate isoforme recettoriali TRα1 e TRα2; e il controllo periferico sulla muscolatura liscia delle vescichette seminali, delle ampolle deferenziali e della muscolatura periprostatica modulando la funzione dei recettori adrenergici e l’attività simpatica. Gli studi clinici confermano che l’ipertiroidismo conclamato e sub-clinico presentano un’incidenza maggiore di disfunzione erettile rispetto all’ipotiroidismo clinico e subclinico. La severità della disfunzione erettile correla positivamente con il grado di Disfunzione Tiroidea ed il ripristino dell’eutiroidismo corregge la Disfunzione Erettile e migliora diversi aspetti della sessualità (desiderio, funzione sessuale, controllo eiaculatorio). Anche i disturbi eiaculatori, oltre che dai livelli plasmatici di testosterone e prolattina, sono influenzati dagli Ormoni Tiroidei. L’ipertiroidismo si associa a un’aumento dell’incidenza di eiaculazione precoce a causa dell’aumento dell’attività simpatica e della contrattilità della muscolatura liscia uro-genitale. Al contrario, l’ipotiroidismo è associato ad una maggiore frequenza di eiaculazione ritardata. Le linee guida internazionali non raccomandano il dosaggio degli ormoni tiroidei nello screening della Disfunzione Erettile o della Eiaculazione Precoce in quanto l’incidenza appare al di sotto di 1%, come anche in presenza di disturbi da desiderio sessuale ipoattivo. Gli Ormoni Tiroidei, in particolare la T3, dopo deiodinazione da parte delle desiodasi testicolari, si lega al TRα1 presente negli spermatogoni...

Noduli tiroidei

I noduli tiroidei, singoli o multipli, sono tra le patologie endocrine più frequenti e sono delle protuberanze anomale, una proliferazione di tessuto ghiandolare o una cisti piena di liquido che formano una massa nella tiroide. I noduli tiroidei sono di dimensioni estremamente variabili, possono essere protuberanze singole oppure multiple, possono risiedere sulla superficie della tiroide oppure negli strati più profondi della ghiandola. Ci sono noduli sintomatici e asintomatici. Possono stimolare o deprimere l’attività ormonale della tiroide. Spesso il riscontro di un nodulo avviene in modo casuale ed il paziente si presenta con la convinzione che esso sia di recente insorgenza e ne paventa la natura tumorale. La scoperta accidentale di noduli tiroidei non palpabili nella popolazione generale sta aumentando progressivamente. Tale fenomeno è una conseguenza dell’uso sempre più diffuso della cosiddetta ecografia tiroidea. I noduli sono molto frequenti e le possibilità di svilupparli aumentano con l’età (si stima che per la popolazione con più di 60 anni circa un soggetto su due possa presentare almeno un nodulo). Benché in genere non diano sintomi, un nodulo di grosse dimensioni può talvolta causare dolore o raucedine, nonché interferire con la deglutizione o il respiro. La preoccupazione medica relativa ai noduli è legata alla loro occasionale natura cancerosa. Il cancro della tiroide viene riscontrato in circa l’8% dei noduli nei maschi, nel 4% nelle donne. Il preciso meccanismo fisiopatologico che determina la formazione dei noduli tiroidei è sconosciuto; tuttavia, è un dato di fatto l’esistenza di un collegamento tra queste anomale protuberanze e la presenza di determinate condizioni, quali: la carenza di iodio nella dieta, l’adenoma tiroideo, la tiroidite, le cisti tiroidee, il gozzo e il cancro alla tiroide. La maggior parte dei noduli della tiroide non causa...

Tiroidite cronica autoimmune

La tiroidite cronica autoimmune (o anche tiroidite di Hashimoto) è un processo infiammatorio della ghiandola tiroidea ed è una particolare forma di tiroidite caratterizzata da una cronica infiltrazione linfocitaria. Tale patologia, molto spesso silenziosa, porta di solito ad una graduale, ma progressiva e irreversibile, ipofunzione della tiroide: difatti quando la produzione di ormone tiroideo  diventa insufficiente si instaura un quadro di ipotiroidismo. La tiroidite di Hashimoto è la patologia della tiroide più frequente ed è la causa di ipotiroidismo nelle aree del mondo con un sufficiente apporto di iodio, mentre nelle aree a carenza iodica la tiroidite cronica è ancora oggi una malattia relativamente rara. Nelle donne l’incidenza è di 3,5 casi per 1000 abitanti l’anno negli uomini, invece, è più bassa (0,8 casi per 1000 abitanti l’anno). Fattori di rischio: Genetici: è dimostrata una associazione significativa tra la tiroidite di Hashimoto e alcuni antigeni di istocompatibilità. Gravidanza: una percentuale variabile dall’8% al 10% delle donne in gravidanza sviluppa una tiroidite autoimmune che ha le stesse caratteristiche della tiroidite di Hashimoto dalla quale si differenzia solamente per l’aspetto transitorio. Iodio: le sostanze contenenti iodio hanno la capacità di far precipitare un processo autoimmune nei soggetti predisposti. Età: la prevalenza della patologia tende ad aumentare con l’età. Sesso: la prevalenza della patologia è maggiore nel sesso femminile e quindi probabilmente fattori ormonali possono concorrere alla patogenesi di questa patologia autoimmune. Frequente è la comparsa di gozzo, che avviene solitamente in modo graduale, indolente senza provocare disturbi al paziente, e sebbene lo sviluppo di atrofia tiroidea dovrebbe essere il risultato finale della distruzione autoimmune della ghiandola, la progressione del gozzo verso lo stato atrofico non è di così comune riscontro. In conclusione, quindi,...

Le malattie della Tiroide

Le malattie della tiroide derivano da disfunzioni della ghiandola tiroidea, una ghiandola endocrina posta alla base del collo che produce l’ormone tiroideo, sotto forma di tirosina (T4) e triiodiotironina (T3), il quale regola moltissime funzioni del metabolismo, tra cui lo sviluppo del sistema nervoso centrale e l’accrescimento corporeo. La produzione di una adeguata quantità di ormoni tiroidei è quindi indispensabile al normale accrescimento corporeo e allo sviluppo e alla maturazione dei vari apparati. La tiroide è soggetta a uno stretto controllo ormonale, da parte dell’ipofisi, mediante l’ormone tireotropo (TSH): quando si abbassano i livelli di ormone tiroideo, il TSH induce la tiroide a liberarne maggior quantità. Quando invece l’ormone tiroideo in circolazione è troppo, l’ipofisi ‘mette a riposo’ la ghiandola tiroidea. La corretta funzione della ghiandola tiroidea è garantita da un adeguato apporto nutrizionale di iodio. Lo iodio, sotto forma di ioduro, viene assorbito dalla tiroide e combinato chimicamente con l’aminoacido tirosina per sintetizzare l’ormone tiroideo. Gozzo Ogni aumento di volume della ghiandola tiroidea si definisce gozzo, che si può presentare sia in caso di ipertiroidismo che di ipotiroidismo. Può essere costituito da una singola area della tiroide (nodulo o gozzo uninodulare), da più aree (gozzo multinodulare) o da un aumento diffuso di tutta la ghiandola. La funzione della ghiandola può essere normale (gozzo eutiroideo) o alterata (gozzo iperfunzionante o ipofunzionante). Ipertiroidismo L’ipertiroidismo si manifesta quando la tiroide funziona in eccesso rilasciando troppo ormone nell’organismo ed è la patologia endocrina maggiormente frequente dopo il diabete mellito. L’ipertiroidismo può essere causato da numerosi fattori, come il morbo di Basedow, da una inappropriata secrezione di TSH o da una secrezione tumorale di...

Ecografia della Tiroide

Cos’è l’ecografia tiroidea? L’ecografia della tiroide o anche chiamata ecografia tiroidea è una metodica ormai molto diffusa nella pratica clinica della diagnostica tiroidea. Si tratta di  un esame non invasivo, non doloroso, che permette di studiare la tiroide, i linfonodi cervicali e le ghiandole salivari maggiori. In pratica è l’indagine di riferimento per studiare la morfologia della ghiandola e valutare il volume tiroideo. Grazie all’ecografia tiroidea è possibile individuare, tra l’altro, se sono presenti dei noduli, i quali possono essere misurati ed analizzati. L’ecografia della tiroide viene effettuata mediante uno strumento diagnostico, l’ecografo il quale è dotato di una sonda maneggiata da un medico, le informazioni ricevute vengono quindi visualizzate come immagini su un monitor. L’ecografia della tiroide fornisce informazioni sulla morfologia e sulla struttura della tiroide (indagine morfologica) ma non sulla sua funzione; in pratica l’ecografia può dire se la tiroide è piccola o grossa, se contiene noduli o meno, se è infiammata o omogenea ma non può dire se la tiroide funziona di meno (ipotirodismo), di più (ipertiroidismo) o normalmente (eutiroidismo). Pertanto la decisione se intraprendere o modificare una terapia tiroidea in atto non può esser presa solo dopo una valutazione ecografica. A cosa serve l’ecografia della tiroide o ecografia tiroidea? L’ecografia della tiroide o tiroidea è in grado di fornire informazioni precise su anatomia e vascolarizzazione della tiroide e rappresenta un passo fondamentale nella diagnostica e nel follow up terapeutico delle più importanti forme patologiche della tiroide; tra queste spiccano i tumori maligni differenziati che, fortunatamente, coprono una percentuale molto bassa delle patologie tiroidee. In assenza di un nodulo rilevabile alla palpazione, l’ecografia tiroidea va eseguita nei soggetti in cui vi sia un sospetto...

Visita endocrinologica

La visita endocrinologica è un esame totalmente indolore e non invasivo attraverso il quale un medico specialista in endocrinologia riesce ad individuare e ad analizzare le problematiche legate a eventuali disturbi ormonali. La visita endocrinologica quindi rileva eventuali disfunzioni endocrine e, in particolare, la qualità dell’azione svolta dagli ormoni secreti dalle ghiandole endocrine e immessi nel sangue. Perché è importante la visita endocrinologica? Infatti la branca dell’endocrinologia è la scienza medica che studia le ghiandole ed il prodotto che rilasciano nella circolazione sanguigna, cioè gli ormoni, i quali sono come delle “chiavi” che scorrono nel sangue finché trovano la loro “serratura”, a quel punto la chiave gira nella serratura attivando una precisa funzione metabolica. Tutte le attività del corpo umano sono controllate dagli ormoni: dalla crescita alla digestione, dalle difese immunitarie alle funzioni sessuali. Poiché un piccolo squilibrio ormonale potrebbe avere reazioni a catena, è molto importante che tutto funzioni a dovere effettuando controlli endocrinologici periodici. A cosa serve la visita endocrinologica? Come abbiamo accennato in precedenza, i diversi ruoli svolti nell’organismo dagli ormoni li rende fondamentali per garantire un funzionamento ottimale del metabolismo, degli organi e dei tessuti. L’endocrinologo si occupa di identificare e trattare patologie associate al malfunzionamento delle ghiandole che li producono, che possono contribuire all’insorgenza di malattie come l’osteoporosi, la disfunzione erettile e il diabete e a problematiche come l’infertilità e le complicanze della menopausa. La visita endocrinologica consente di verificare la presenza o meno di patologie provocate da disfunzioni e malattie legate al cattivo funzionamento delle ghiandole endocrine, quelle che producono gli ormoni e li riversano direttamente nel sangue. Come si svolge la visita endocrinologica? Nel corso della visita endocrinologica il medico endocrinologo si informa sulle disfunzioni...