Tiroidite di Hashimoto

La tiroidite cronica di Hashimoto è un processo infiammatorio autoimmune della tiroide ed è caratterizzata dal fatto che il sistema immunitario, che generalmente protegge il nostro organismo e lo difende dalle malattie, produce degli anticorpi contro nostri organi o tessuti non riconoscendoli più come propri. Quando questi anticorpi sono diretti contro la tiroide si configura una malattia infiammatoria, la tiroidite, autoimmune che durerà per tutta la vita, quindi cronica.
Da qui deriva il nome della malattia: tiroidite cronica autoimmune anche conosciuta come tiroidite di Hashimoto dal nome del medico giapponese che per primo la descrisse.

La tiroidite cronica di Hashimoto è quindi una particolare forma di tiroidite detta anche linfocitaria, perché è caratterizzata da una cronica infiltrazione linfocitaria. Frequentemente silente, porta spesso ad una graduale ma progressiva e irreversibile ipofunzione della tiroide, portando poi ad una condizione di ipotiroidismo.
Tra i vari tipi di infiammazione della tiroide risulta essere la più diffusa nelle aree del mondo con un sufficiente apporto di iodio, generalmente sono le donne ad esserne colpite (il rapporto rispetto agli uomini è di 6 casi contro 1, con un’incidenza l’anno fra le donne del 3,5 per mille, e fra gli uomini dello 0,8 per mille) e di solito è di origine familiare. Mentre nelle aree a carenza iodica la tiroidite cronica è ancora oggi una malattia relativamente rara.

Cause della tiroidite di Hashimoto

Spesso tale malattia viena anche definita come la malattia del benessere, infatti come accennato in precedenza è molto più diffusa nelle zone con discreto apporto di iodio, mentre è raramente riscontrata nelle zone a carenza iodica.
Alla base della patologia vi è un processo infiammatorio autoimmune che porta alla distruzione dei follicoli. Sia l’immunità cellulo-mediata che anticorpo-mediata sono chiamate in causa nella patogenesi della malattia. La principale caratterizzazione della malattia resta comunque la ridotta funzionalità della tiroide, non l’aumentata presenza di anticorpi.

Come si manifesta la tiroidite di Hashimoto

La sintomatologia varia da persona a persona, e per arrivare a una corretta diagnosi l’endocrinologo deve valutare molti fattori, compresa la storia familiare e clinica del soggetto. Il primo segno evidente è il gozzo, riscontrabile alla palpazione: in caso di tiroidite di Hashimoto la ghiandola infatti in genere aumenta di volume.
Dopo l’esame obiettivo o palpazione seguono delle analisi del sangue specifiche, per controllare i valori di TSH, FT4 e FT3 e gli anticorpi (AC) anti-tireoperossidasi e degli anticorpi anti tireoglobulina, a cui a seconda dei casi possibile aggiungere anche l’esame di AC antirecettore del TSH.
L’ecografia invece serve per valutare le dimensioni della ghiandola e per lo studio morfologico del parenchima ghiandolare, a cui possono seguire esame citologico agoaspirato e scintigrafia.

La tiroidite cronica come abbiamo già detto può rimanere silente ed asintomatica per lungo tempo, finché la produzione degli ormoni tiroidei resta normale; quando si arriva all’ipotiroidismo, con la distruzione di almeno il 90 per cento del tessuto tiroideo, si manifestano i tipici sintomi come tachicardia, sonnolenza, astenia, insonnia, oltre all’ingrossamento e indolenzimento della tiroide. Nel caso degli adolescenti con tiroidite cronica il valore degli anticorpi antitiroidei può risultare non particolarmente alterato, il che complica la diagnosi; mentre la tiroidite post-partum è un’infiammazione autoimmune ma transitoria, che in genere regredisce, e la funzionalità tiroidea torna normale.

Fattori di rischio della tiroidite di Hashimoto

  • Genetici: è dimostrata una associazione significativa tra la tiroidite di Hashimoto e alcuni antigeni di istocompatibilità (HLA-DR, HLA-DR5 e alcuni alleli di DQ). Inoltre la tiroidite di Hashimoto insorge con maggior frequenza in soggetti affetti da sindrome di Down o con disgenesia gonadica (per esempio Turner o Klinefelter), facendo supporre che altri geni possano essere coinvolti nella patogenesi.
  • Gravidanza: una percentuale variabile dall’8% al 10% delle donne in gravidanza sviluppa una tiroidite autoimmune che ha le stesse caratteristiche della tiroidite di Hashimoto dalla quale si differenzia solamente per l’aspetto transitorio.
  • Iodio e sostanze contenenti iodioqueste hanno la capacità di far precipitare un processo autoimmune nei soggetti predisposti.
  • Citochine: il trattamento con IL-2 o interferone a può precipitare la comparsa della patologia autoimmune, soprattutto in soggetti predisposti.
  • Irradiazione: la comparsa di anticorpi antitiroide avviene molto più frequentemente dopo l’esposizione a basse dosi radiazioni, come si è visto dopo il disastro di Chernobyl.
  • Etàla prevalenza della patologia tende ad aumentare con l’età.
  • Sessola prevalenza della patologia è maggiore nel sesso femminile e quindi probabilmente fattori ormonali possono concorrere alla patogenesi di questa patologia autoimmune.
  • Infezioninon ci sono evidenze dirette che infezioni causino tiroiditi autoimmuni negli esseri umani.

Importanza dell’attività fisica

L’attività fisica è fondamentale e per chi soffre di questa patologia diventa indispendabile ed andrebbe praticata, a seconda delle proprie condizioni della, cadenzatamente almeno un giorno sì ed un giorno no. Questo perché apatia e stanchezza sono due sintomi classici della tiroidite di Hashimoto.
Le attività sportive più consigliate sono corsa, tennis e nuoto. L’obiettivo principale è cambiare ritmo al metabolismo che è stato rallentato dalla malattia, con la conseguenza della sensazione di astenia: lo sport praticato regolarmente aiuta a combattere la tiroidite di Hashimoto.

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